ORLANDO E RINALDO
ALLA CONQUISTA DELL´AMERICA

Per opera del "puparo" Emanuele Macrì,
le marionette siciliane hanno fatto il giro del mondo

storia.gif - 10352 Bytes nche sull´opera dei pupi, questi straordinari e festosi personaggi che nella millenaria famiglia delle marionette occupano un posto singolare, legato alle gesta dei paladini di Francia ed all´accesa immaginazione degli strati umili siciliani, è calata l´ombra del crepuscolo. Infatti per dare un´idea del favore che fino a ieri incontravano, basti dire che nella sola Caltagirone verso la fine del 1935 era possibile assistere alle rappresentazioni di due opere dei pupi, una a carattere aristocratico e la seconda a carattere popolare, che rubavano spettatori alla prosa e al cinema.

Purtroppo questo dopoguerra, con il dilagare della passione televisiva, ha fatto chiudere una dopo l´altra le varie opere dei pupi, ed ora chi voglia assistere alle imprese mirabolanti di Orlando e della sua spada Durlindana, deve raggiungere posti incredibili, come ho fatto io una notte della scorsa primavera, penetrando sotto le volte umide e fumose di una vecchia conceria alle porte di Palermo. A Cullias per la cronaca.

Solo un paese resiste ancora all´impeto rinnovatore del gusto: Acireale. Ed il merito di aver salvato una tradizione antichissima spetta alla popolazione del luogo, capace di balzare irritata sul palcoscenico per afferrare alla gola il traditore Gano di Maganza (in genere dipinto con colori forti, torvi, dominati dal nero), ma soprattutto alla pressione dei due pupari (si chiamano così), rispettivamente Mariano Pennisi ed Emanuele Macrì.........


" Morto Pennisi, furono prese le redini del teatro da Emanuele Macrì che costruì nuovi pupi e lo rese celebre non solo in Italia ma anche in Europa e addirittura sull´onda dell´entusiasmo anche oltre oceano "


....... prova ne sia che il figlio maggiore ha potuto impiantare un teatro dei pupi a Stony Creeck, nel Connecticut, con il quale ha partecipato, vincendolo, al festival teatrale di Indianapolis. " Ma si tratta d´una imitazione sbiadita ed approssimativa ", confessa don Emanuele non senza una punta di compiaciuta rivalità " perchè i pupi hanno bisogno del calore e dell´impeto mediterraneo ". Quelli che da venti giorni sta riversando a piene mani sulla platea del teatrino dei Servi, dove ha terminato gli spettacoli del primo ciclo comprendenti due episodi, la "Rotta di Roncisvalle" e la "Fine di Orlando", liberamente ridotti dalla Chanson de Roland, ed ha appena iniziato il secondi, che si impernierà sul duello tra Argante e Tancredi della Gerusalemme liberata e sul duello tra Rinaldo e Orlando per la bella Angelica. Infatti più che il ritmato balenare delle spade e delle corazze, ed il fuoco vampante dei colori e dei pennacchi, è proprio il vento di passione che emana dal suo italiano strozzato dalle cadenze dialettali, che riesce ogni sera a fare il miracolo di entusiasmare un pubblico scettico e disincantato come quello romano. Perciò bisogna credergli, quando proclama orgogliosamente: " finchè vive Emanuele Macrì , i pupi non potranno morire mai ".

Articolo di Giovanni Antonio Cibotto
tratto da Gente del 22 marzo 1963