La vita straordinaria del cavalier Emanuele
Dovevo morire a 18 mesi: vivo con i paladini da 50 anni

Emanuele Macrì, che da mezzo secolo dà vita, all´Opera dei Pupi di Acireale, alle battaglie di Orlando e Rinaldo, ci racconta la sua storia avventurosa. "Quando avevo 18 mesi, la mia famiglia fu distrutta dal terremoto di Messina: io fui estratto vivo dalle macerie dal puparo Mariano Pennini"."Quando si spense, gli giurai che le sue marionette non sarebbero morte con lui. Così è stato"

... nel 1933, Mariano Pennini si ammalò di un male tremendo: cancro al fegato. Io cercavo di fargli coraggio, ma in cuor mio sapevo che era finita. Un giorno mi chiamò e mi disse: "Non ce la faccio più. Togli il cartello da teatro, si chiude". Un fulmine, dottore, non m´avrebbe fatto un effetto pi&ugave; tremendo di quelle parole. Pensai ai pupi di Pennini, al mio avvenire. Io ero allora fidanzato con la mia futura moglie. "Che figura faccio", mi dissi, "nei confronti della fidanzata e dei futuri suoceri, se lascio che l’Opera dei Pupi finisca così ?". Dovevo continuare il lavoro di Pennisi ...

... Macrì mi indica un´immagine appesa al retropalcoscenico.
"Vede quel quadretto? E´ Sant´Antonio. Mi segue dal primo giorno che faccio il puparo. Io non sono un bigotto, però credo. Allora andai davanti a quell´immagine e dissi: "Sant´Antonio, dammi la forza di diventare puparo. T´offro questa catenina, è tutto quello che ho". Me fece la grazia, dottore. Il mio primo spettacolo fu un trionfo. Con l´aiuto di Dio, superai gli incassi del mio stesso maestro, e dopo la scena della morte di Orlando i carabinieri dovettero tenere indietro il pubblico che urlava per la commozione. Mariano Pennisi, a mia insaputa, era venuto in teatro. Tornò a casa dicendo: "Ora posso morire contento"...

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Oggi del 1963
Articolo di Ruggero Leonardi