XIPHONIA

Ai tempi dei Greci si chiamava Xiphonia, poi vennero i Romani e prese il nome di Akis e Jachium probabilmente era nominata questa terra durante la dominazione bizantina e normanna.

Clicca per caricare l´immagine ingrandita 61  Kbytes  

Ma le sue origini affondano nel mito, si fanno risalire alla tenera e dolce storia d´amore tra la ninfa Galatea e il pastorello Aci ucciso per gelosia dal ciclope Polifemo e trasformato dal pietoso Giove in un fiumicello per farlo ricongiungere definitivamente con l´amata. << ....e l´Etna tremò a quell´urlo. Allora spaurita , m´immersi nel mare vicino, e in fuga volse le spalle il giovane Aci, gridando: " Aiuto, Galatea, ti prego, aiuto o padre, o madre, nel vostro regno raccogliete il figlio prossimo alla morte ...

Galatea invoca il padre Giove perchè trasformi in fiume l´amante Aci, ucciso per gelosia dal ciclope Polifemo.
ma anche così, mutato in fiume, Aci rimase com´era e ora il fiume ha il nome che era una volta di Aci. >>

Di ufficiale si sà che Acireale fu fondata dopo il 1300 dagli abitanti della vicina Aquilia scampati alle calamità naturali e alle devastazioni dell´esercito invasore del re Roberto di Napoli, capitanati da Beltrando del Balzo. Dapprima si chiamò Aquilia Nuova per distinguerla dalla Vecchia, poi Aci Aquilia quando nel 1642, con provvedimento di Filippo IV di Spagna, diventò "regia" e fu riconosciuta demaniale.

La creazione del primo nucleo abitato va collocata intorno al 1330. Fu in quegli anni che dove oggi c´è piazza Duomo alcuni nuclei familiari - sopravvissuti prima all´invasione degli Angioini e successivamente al fortissimo terremoto del 1329 e alla violenta eruzione dell´Etna che spinse le sue colate laviche sino al mare di Stazzo o Pozzillo - costruirono le prime abitazioni e la chiesetta dedicata all´Annunziata.

  Clicca per caricare l´immagine ingrandita 24 Kbyte

Da agglomerato di case, nel corso del XV secolo la nuova Aquilia acquistò la fisionomia di una città, sino a diventare - agli inizi del 1500 - il centro più importante e fiorente di tutto il territorio. Nel 1393 la città e una vasta area intorno erano demanio degli Aragonesi, con certi privilegi.

Clicca per caricare l´immagine ingrandita 73 Kbyte  

Seguì un altro lungo periodo feudale, sino a quando nel 1531 gli abitanti di Aquilia Nuova riuscirono a riscattarsi e a rientrare nel regio demanio, grazie a notevoli elargizioni di privati, dopo l´accettazione della proposta (1530) da parte dell´imperatore Carlo V. Dopo aver corso il rischio di essere nuovamente venduta (1553), Aquilia Nuova cominciò a primeggiare - per numero di abitanti, economia, monumenti etc - sulle restanti Aci esistenti nel territorio:

Aci Bonaccorsi, Aci Castello, Aci Catena, Aci S.Filippo, Aci Trezza, Aci Valverde. La chiesa dell´annunziata venne elevata a parrocchia, liberata dalla dipendenza della chiesa di Aci S.Filippo.

Non mancavano, intanto, i forti contrasti tra le varie borgate, alimentati da gelosie e da aspirazioni autonomistiche. La separazione definitiva si ebbe nel 1640, dopo un breve periodo di pacificazione arrivato in seguito al tentativo di vendita di tutto il territorio di Aci, operato da Filippo IV in favore del banchiere Antonio Scribani.

 

L´operazione fallì, ma Filippo IV decise ugualmente di vendere i "casali" minori che non erano riusciti a chiedere l´alienazione al regio demanio. Nacquero così le città di Aci S.Antonio e Aci S.Filippo, polemicamente chiamate dal nuovo proprietario - Nicolò Diana - "Aci Superiore", in contrapposizione ad Aquilia Nuova

Clicca per caricare l´immagine ingrandita 25 Kbyte  

("Aci Inferiore"), rimasta demaniale e sul punto di chiamarsi definitivamente Acireale, per poi fregiarsi nel 1648 del titolo di "Fedelissima". La causa dell´autonomia fu sempre tenuta in alto conto, tanto è che per allontanare altre tentazioni di vendita - come quella a vantaggio del banchiere genovese Agostino Ayroli - gli acesi inviarono nel 1657 ambasciatori a Madrid. La vendita fallì.

E uno dei difensori dei desideri acesi - Martino De Redin, Gran Maestro dell´Ordine Gerosolimitano - di passaggio con la sua flotta nello specchio di mare

antistante Acireale - venne salutato festosamente con spari di mortaio dalla fortezza del Tocco, costruita sul finire del 1500 per l´avvistamento delle navi dei pirati turchi. L´avvenimento fu immortalato dal pittore Giacinto Platania in un quadro conservato nella pinacoteca Zelantea.

  Clicca per caricare l´immagine ingrandita 31 Kbyte

E´ una preziosa testimonianza della Acireale di quei tempi, un città che cominciava a crescere anche urbanisticamente.

CLicca per caricare l´immagine ingrandita 19 Kbyte  

Fu proprio nel 600 che vennero tracciate e aperte le vie Galatea, Angelo Raffaele, delle Maestranze (oggi via Romeo), il corso Savoia e il corso Umberto, diversamente denominate e di dimensioni più ristrette. Si cominciò a costruire il Palazzo di Città. Sorsero chiese e palazzi.
Il tremendo terremoto del 1639 provocò grandi distruzioni.

Ma la capacità di recupero della città fu altrettanto grande e immediata. Si ricostruì all´insegna del tardo barocco. Acireale si trasformò in un cantiere e in pochi decenni acquistò il volto di un centro prestigioso, operoso, ricco di cultura e di opere d´arte.

Se il Settecento fu un secolo di costante sviluppo, l´Ottocento segnò rilevanti svolte, anche se in gran parte caratterizzato dalla rivalità con Catania e da alcune brutte penalizzazioni che Acireale fu costretta a subire, come la privazione della sede giudiziaria, la ritardata costruzione della strada di collegamento con Catania, il rigetto della richiesta di costruire un porto a Capomulini per farne un altro, invece, a Catania.
Città fedele ai Borboni durante i moti del 1837, Acireale fu elevata a distretto da Ferdinando II. Era il 1838 nello stesso anno il re accoglieva la domanda di istituzione della diocesi, ma non se ne fece niente per tanti anni ancora.

  Clicca per caricare l´immagine ingrandita 48 Kbyte

Clicca per caricare l´immagine ingrandita 25 Kbyte  

Scoppiata la rivoluzione del 1848, Acireale si schierò, tuttavia dalla parte di quanti lottavano per l´indipendenza del Regno di Sicilia.
L´imperante patriottismo fece persino dimenticare le rivalità con le vicine città. Nell´occasione i catanesi donarono agli acesi la bandiera tricolore con l´emblema della Trinacria. Ma le truppe borboniche spensero presto tutti i bollori, costringendo nel 1849 la città alla resa. Dopo l´impresa dei Mille, Acireale si pronunciò plebiscitariamente per l´annessione. Riprese la crescita, segnata via via da tappe rilevanti e prestigiose. E´ storia più recente.

    Ecco gli avvenimenti più significativi:
  • 1866: arrivo del primo treno
  • 1870: inaugurazione del teatro Bellini
  • 1872: papa Pio IX istituisce l´agognata diocesi
  • 1873: apertura dello stabilimento termale S. Venera, dovuto all´iniziativa del barone Agostino Pennisi di Floristella, e inaugurazione dell´annesso Grand Hotel des Bains
  • 1892: entra in funzione il primo telefono
  • 1896: si accende per la prima volta la luce elettrica
  • 1905: prima proiezione cinematografica al teatro Eden
  • 1906: circolano le prime automobili
  • 1908: il terremoto che distrusse Messina danneggia gravemente la parte superiore del loggiato settecentesco delle Benedettine. Si deve abbatterlo
  • 1918: la febbre "spagnola" miete mille vittime su ventisettemila abitanti
  • 1927: nasce l´Azienda Autonoma della Stazione di Cura
  • 1934: entra in funzione il primo servizio pubblico di autocorriera
  • Poi la seconda guerra mondiale: occupazione dei tedeschi prima e successivamente degli alleati, la fine delle ostilità, la rinascita. E´ storia dei nostri tempi. Oggi Acireale è una cittadina tranquilla, sede di congressi, centro culturale, località turistica tra le più belle della Sicilia.

      Non è disponibile l´immagine ingrandita

    Assessorato Regionale al Turismo
    comunicazione e trasporti